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L'Americana
1900-1903 circa
pastello su carta intelata, 1810 × 1610 mm
firmato in basso a sinistra "Boldini"
Milano, Galleria d'Arte Moderna


Questo grande pastello era datato, fino a pochi decenni fa, al 1897, anno in cui l'artista si era recato negli Stati Uniti, mentre oggi la critica è concorde nel posticiparne la datazione a un momento collocabile tra il 1900 e il 1903, in base all'analisi stilistica. Al di là del problema cronologico esso rimane una testimonianza significativa della fortuna goduta da Boldini presso la committenza americana. "Egli aveva dipinto tanti ritratti di americani, aveva venduto tanti quadri in quel paese, che l'America non era un paese straniero per lui. In tutte le città aveva amici ed ammiratori", così si esprime la moglie di Boldini, Emilia Cardona, che ne ricorda il viaggio oltreoceano compiuto il 20 novembre 1897, quando egli sbarcò a New York; qui espose presso la filiale della galleria Boussod, Valadon and C. sita al n. 303 della Fifth Avenue, presso la quale inviò opere importanti.
In realtà, la fama dell'artista ferrarese aveva da lungo tempo preceduto il suo arrivo sul suolo americano, grazie in modo particolare all'amicizia con il pittore statunitense John Singer Sargent. A fine anni Ottanta è Sargent a coinvolgere
Boldini nella sottoscrizione per acquistare l'Olympia di Manet a favore del Louvre, mentre risalgono ai primi anni Novanta alcune lettere in cui il pittore americano presenta Boldini a collezionisti e mecenati statunitensi e rende nota l'intenzione dell'artista di recarsi in America.
È probabile che proprio il grande successo di Sargent come ritrattista per questi e altri committenti, tutti esponenti assai in vista delle classi agiate americane, abbia fatto pensare a Boldini di progettare un soggiorno negli Stati Uniti. Tale proficuo periodo di lavoro, come abbiamo detto, si concretizzerà effettivamente nel 1897, per concludersi nell'aprile del 1898, data del ritorno a Parigi in seguito a una grave polmonite. Per tornare all'opera della Galleria d'Arte Moderna, essa è esemplificativa della fama ottenuta da Boldini presso l'alta società americana e del suo accostamento all'opera di Sargent.
La tecnica raffinata ed elegante del pastello permette qui all'artista ferrarese una libertà pittorica e disegnativa ancor più estrema di quella raggiunta con la pittura a olio: la figura, seduta su di un alto canapè, di quelli da lui sovente utilizzati per la posa delle modelle, appare ben definita solamente nel volto, che anche cromaticamente si stacca dal resto della composizione. Lo spazio non è più che una scatola vuota, priva di caratterizzazioni, mentre il mobile, senza peso e volume, è appena accennato nei suoi tratti essenziali e come smaterializzato. Ugualmente veloce e libera è la resa della figura, dove l'abito e le braccia nude sono definiti da pochi rapidi tratti di pastello nero e dove i contorni, in particolare nella parte inferiore, sembrano moltiplicati, quasi a voler rendere una sensazione di movimento e di instabilità, la resa di un attimo leggero e palpitante di vita.
L'intonazione cromatica è neutra, fatta per lo più di grigi e neri, e si avvale, per una nota di bruno chiaro, del colore della carta.

Milano, © Gallerie d'Arte Moderna, foto Umberto Armiraglio