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GIOVANNI SEGANTINI
DEA PAGANA (ANGELO DELL’AMORE), 1894-1897

Olio su tela
Dono Ercole Vaghi, 1927

Grazie al contributo del progetto Rivelazioni di Borsa Italiana e dell’Associazione Amici della Galleria d’Arte Moderna-Villa Reale, la sala del Parnaso ospita il restauro in corso della grande tela di Giovanni Segantini Dea pagana, realizzato dallo studio Luigi Parma di Milano. Un eccezionale laboratorio visibile al pubblico, che può assistere alle delicate operazioni di restauro e osservare l’opera al di fuori della cornice originale, che cela parte del fondo dipinto.

IL DIPINTO
Il dipinto fu commissionato intorno al 1891 dal banchiere Leopoldo Albini per la sua residenza milanese, come pendant dell’Angelo della vita, esposto nella sala 25 del museo, con il quale costituiva una variante moderna dell’Amor sacro e Amor profano di Tiziano. In origine l’opera presentava un aspetto differente da quello che è possibile vedere oggi: la grande figura femminile fluttuante era nuda e si stagliava su un terso paesaggio montano. In questa forma l’opera è testimoniata da una fotografia d’epoca e da un disegno preparatorio. Probabilmente a seguito di alcune critiche ricevute alla mostra monografica al Castello Sforzesco del 1894, Segantini decise di modificare il dipinto: aggiunse così l’avvolgente velo rosso che copre il corpo nudo e sembra fondersi con la folta capigliatura bionda, occultò parte del paesaggio con una stesura dorata e realizzò l’originale cornice caratterizzata dall’inconsueta luce ovale inclinata, che restringe il campo visivo sul corpo femminile. Venduta alla Galleria Grubicy nel 1899, l’opera passò quindi nella collezione Benzoni e quindi in quella di Ercole Vaghi, che nel 1955 la donò al museo.
Capolavoro della fase simbolista di Segantini, Dea pagana mostra i riferimenti maturi dell’artista: se l’armonioso nudo disteso è un chiaro omaggio al Rinascimento veneto e cita la Venere di Dresda di Giorgione e Tiziano, il tema e la soluzione compositiva risentono del simbolismo di area tedesca e austriaca, da cui deriva la soluzione irreale del corpo nudo fluttuante e sostenuto dalla massa dorata dei capelli dalle evidenti linee art nouveau. Del tutto segantiniano è il tema della donna, resa di volta in volta come madre e principio di vita (come nelle Due madri e nell’Angelo della vita) o come elemento di tentazione e perdizione (come nelle Cattive madri). Caratteristica della sua attività matura è anche la tecnica divisionista fatta di sottili filamenti di colore puro che costruiscono le forme, intessuti di polvere d’oro.

IL RESTAURO
L’opera presenta una vecchia vernice alquanto ossidata, che altera e ottunde la brillantezza dei toni cromatici, riscontrabile in altre opere coeve, con inclusioni di polvere e depositi di sporco, oltre a colature e opacizzazioni localizzate, dovute ad antichi restauri e in particolare a una pesante foderatura.  Presenta anche alcune cadute di colore, soprattutto lungo la battuta della cornice.
Il restauro è accompagnato da una campagna diagnostica, che mira ad acquisire dati e informazioni con analisi multispettrali per immagini e analisi con micro-prelievi per avere un quadro diagnostico e per il riconoscimento dei materiali costitutivi, un passaggio importante per poi proseguire con il restauro del dipinto.
In sintesi gli interventi conservativi comprenderanno:    

  • Micro-spirazione delle polveri incoerenti presenti sul recto del dipinto.    
  • Micro-aspirazione a tergo e revisione del telaio.
  • Pulitura superficiale del recto del dipinto con soluzione a pH e conducibilità controllata, per rimuovere i depositi superficiali con micro-aspiratore chirurgico.        
  • Ripristino adesione puntuale e mirata della pellicola pittorica tramite stesura a pennello di resina polimerica e appianamento delle scaglie con riattivazione dell’adesivo tramite termocauterio.    
  • Ripristino della planarità.    
  • Stuccatura con gesso e colla delle lacune materiche.                    
  • Integrazione pittorica con colori a vernice per il restauro.
  • Verniciatura finale nebulizzata.