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Amero Cagnoni
Ritratto Femminile, 1897-1900 circa

Pastello su carta, applicata su tela
Dono dell’autore, 1903

L’opera di Amero Cagnoni proviene dai depositi del museo e viene qui presentata per la prima volta dopo un delicato restauro, che ha permesso di recuperare anche la cornice originale. Fu donata dall’autore stesso nel 1903, anno di inaugurazione del museo, all’epoca allestito nelle sale del Castello Sforzesco.
Formatosi all’Accademia di Brera, dove segue i corsi di Giuseppe Bertini, dal 1872 al 1879, Cagnoni si afferma nella Milano di fine Ottocento come ritrattista, ma diviene celebre come disegnatore e illustratore: dopo Luigi Conconi è infatti il caricaturista stabile del Guerin Meschino – celebre periodico umoristico fondato nel 1882 – e collabora con L’Illustrazione italiana e con Ars et Labor.
Cagnoni fu particolarmente interessato alla tecnica del pastello, con cui realizzò numerosi ritratti dotati di grande raffinatezza. Tecnica antica, che aveva raggiunto i suoi vertici nell’arte settecentesca – da Rosalba Carriera a Maurice Quentin de la Tour – il pastello fu riportato in auge in Francia a partire dagli anni settanta dell’Ottocento, da Giuseppe De Nittis ed Edgar Degas, nuovamente apprezzato per la luminosità dei colori, la rapidità di esecuzione e la leggerezza della texture. Da qui il pastello ebbe ampia diffusione in tutta Europa a cavallo dei due secoli, Italia compresa: alcuni splendidi esempi di pastelli di De Nittis e Giovanni Boldini sono esposti nelle sale del secondo piano.
Cagnoni dà prova dell’abilità raggiunta in questa tecnica con quest’opera, caratterizzata dalla resa virtuosistica dei diversi materiali, dalla morbidezza della pelliccia ai pizzi trasparenti dell’abito.
L’artista rappresenta una giovane donna abbigliata elegantemente in un distinto interno di fine secolo, contraddistinto da oggetti raffinati, dalla poltrona a fiori al mobile con le maniglie lucenti, su cui si riconoscono delle incisioni incorniciate, un vaso decorato azzurro chiaro – lo stesso colore degli occhi della donna – e un cofanetto di lacca, forse uno di quegli oggetti giapponesi tanto diffusi dalla moda orientalista di quegli anni. Una sorta di natura morta in secondo piano che connota l’ambiente art nouveau, cassa di risonanza alla figura femminile in primo piano.
Posò come modella la moglie del pittore, Antonietta Bianchi, ritratta molte volte da Cagnoni: un ritratto simile, a pastello, ma in controparte, è conservato presso le raccolte della Ca’ Granda. La figura è ritratta in un atteggiamento meditativo, nell’espressione sognante e sospesa di una rêverie.
Sono elementi che caratterizzano il ritratto femminile fin de siècle, a cui è dedicata la sala, recentemente riallestita. Contrassegnati dallo sfarzo dell’abbigliamento, dalle pose elegantemente naturali e da soluzioni formali aggiornate sul gusto internazionale, influenzate dalla ritrattistica francese e dalla pittura di Giovanni Boldini, consegnano una nuova immagine femminile, autocosciente, autonoma, quando non audace.
Domina la sala il grande Ritratto di Giannina Castelli, opera di Cesare Tallone, tra i più richiesti ritrattisti di questo periodo, che valse all’autore il prestigioso Premio Principe Umberto dell’Accademia di Brera nel 1908. Nel 1891 il Premio era stato invece assegnato al Ritratto di Elena Cottalorda Tellini dipinto da Adolfo Feragutti Visconti, che sfrontatamente rappresenta la donna a passeggio nelle vie luminose di Milano, accompagnata solo dal grande cane da guardia.